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14.04.2020

«Non è l’ora più buia dell’umanità»

Quasi nessuno conosce la piazza finanziaria svizzera come Oswald Grübel (76). In un‘intervista concessa al TCS, l'ex CEO del Credit Suisse e di UBS condivide le sue riflessioni sulla crisi legata al coronavirus, sulle conseguenze economiche e sul compito delle banche.
14 aprile 2020

Caso unico nella storia della piazza finanziaria svizzera, Oswald Grübel ha ricoperto le più alte cariche dirigenziali nelle due principali banche svizzere: prima della crisi finanziaria, Grübel è stato CEO del Credit Suisse fino al 2007 e poi, un anno dopo la crisi del 2009, quando il dirigente era ormai in pensione, è stato chiamato da UBS per assumere la carica di amministratore delegato. Nell’intervista con TCS MyMed, Oswald Grübel ci rende partecipi delle sue riflessioni sulla gravità della situazione attuale.

Signor Grübel, lei è nato e ha vissuto fino all'età di 8 anni nella RDT, dove le drastiche restrizioni imposte agli spostamenti e ai comportamenti e l'estrema regolamentazione in campo economico erano all’ordine del giorno. In che misura le circostanze attuali le ricordano quel periodo?
Non c'è paragone. Oggi limitiamo la nostra condotta per tutelare la nostra salute. La temporanea (si spera) regolamentazione in campo economico è necessaria per controllare la propagazione del virus e per sostenere le persone direttamente colpite, al fine di tutelare la coesione sociale.

Per proteggere l’infrastruttura del sistema sanitario, a marzo il Consiglio federale ha adottato misure di ampia portata per limitare la vita pubblica. Anche lei, in virtù della sua età, appartiene a un gruppo a rischio. Personalmente e in qualità di esperto di economia, come giudica le misure adottate?
Penso che sia assolutamente giusto che i gruppi a rischio si isolino, direi addirittura che si sarebbe dovuto iniziare molto prima, sia per tutelare gli immunodepressi che l'economia. Nei paesi in cui i gruppi a rischio sono stati isolati immediatamente, la diffusione del virus è già sotto controllo (Taiwan, Corea del Sud ecc.). L'obiettivo deve essere quello di adottare immediatamente misure rigorose per poter ritornare al lavoro prima possibile.

Nel frattempo, le banche svizzere hanno erogato prestiti d'urgenza per 20 miliardi di franchi svizzeri alle imprese colpite; tali prestiti, coperti dallo Stato, sono intanto aumentati e ammontano ora a 40 miliardi di franchi svizzeri. Rispetto alla crisi finanziaria del 2008, questa volta non sono gli istituti finanziari a ricevere aiuto, ma sono proprio loro che aiutano la popolazione. In che misura l'attuale recessione economica, legata all’emergenza sanitaria, si differenzia dalla crisi finanziaria del 2008?

Nel 2008 abbiamo assistito a una perdita di fiducia nel settore finanziario con una crisi di liquidità e ingenti perdite presso banche e assicurazioni che, però, nel tempo sono state riassorbite. Oggi, molte aziende devono chiudere o adottare misure che limitano, in tutto o in parte, la produzione di beni e servizi. Questa situazione non può generalizzarsi né perdurare per mesi: creerebbe carenze nell’approvvigionamento di beni alla popolazione e condurrebbe a una forte recessione economica. Questo causerebbe problemi ancora maggiori. Inoltre, il nostro comportamento nell'acquisto di beni e servizi in futuro cambierà perché saremo diventati sospettosi e avremo imparato a cavarcela con meno.

Fallimenti, licenziamenti, lavoro ridotto a livelli record, prestiti miliardari e sussidi da parte della Confederazione. In breve: l'economia è in difficoltà. Sebbene vi sia stata una parziale, seppur superficiale, ripresa sui mercati azionari, le perdite di fatturato restano. Quali misure deve adottare ora la società per evitare una recessione a lungo termine?
Dobbiamo attenerci rigorosamente alle regole di condotta stabilite dalla Confederazione per poter riprendere a produrre prima possibile: da questo dipende il nostro benessere. Anche quando la propagazione di Covid-19 sarà sotto controllo, ci vorrà ancora un po' di tempo prima che l'economia torni a pieno regime. I settori più colpiti sono quello alberghiero e del turismo, le compagnie aeree e i costruttori di aerei, il commercio al dettaglio e i suoi fornitori. Ci vorrà un po' di tempo prima che questi settori si riprendano e molte aziende non riusciranno a sopravvivere durante questo lasso di tempo. Ciò significa maggiore disoccupazione per un periodo di tempo prolungato, aumento della spesa sociale, minori entrate fiscali e, di conseguenza, maggiore debito pubblico. Se le tasse dovessero aumentare di conseguenza, ne seguirebbe una lunga fase di recessione. La soluzione deve essere quella di far tornare le persone al lavoro il prima possibile e di ridurre le tasse. Gli sgravi fiscali sono il modo più efficace per stimolare l'economia attraverso gli investimenti.

Dopo aver completato un apprendistato presso la Deutsche Bank nel 1961, si è formato come broker di titoli obbligazionari e ha avuto modo di conoscere da vicino l'economia globale. In certi ambienti, la situazione attuale è definita «l'ora più buia dell'umanità»: come le sembra la situazione economica attuale, come pensa la gente sui mercati?
Non è l’ora più buia dell’umanità, le guerre mondiali lo sono state. A causa delle informazioni di prima mano su Covid-19 e sulla crisi economica che riceviamo oggi dai media, la maggior parte delle persone non ha certezze sul proprio futuro e modifica i propri comportamenti. Quando siamo disorientati, iniziamo a risparmiare o a spendere meno. Il nostro bisogno di sicurezze è elevato. Non possiamo e non vogliamo rinunciare alla globalizzazione, ma la libera circolazione delle persone tra i paesi rimarrà molto limitata a lungo. I mercati finanziari sperano in un'inversione di tendenza anticipata e sono relativamente fiduciosi per il futuro. Tuttavia, le valutazioni attuali si riferiscono ancora ai massimi di qualche mese fa e si spera che l'economia globale si riprenda rapidamente con i trilioni di aiuti che vengono distribuiti. Si ritiene che i tassi di interesse rimarranno molto bassi negli anni a venire e che i livelli estremamente elevati del debito pubblico in molti paesi mineranno la fiducia nel denaro e la dirotteranno verso le azioni di aziende solide sotto il profilo finanziario, come il settore tecnologico che ha un buon grado di capitalizzazione.

In precedenza l’abbiamo sentita schierarsi, tra l'altro, contro gli interventi diretti dello Stato e contro il salvataggio delle aziende private. In che misura questi argomenti valgono nella situazione attuale?

Non valgono nella situazione attuale. Gli Stati hanno dovuto distribuire aiuti d'urgenza per garantire la coesione delle loro popolazioni. Molti prestiti non potranno essere rimborsati perché non saremo in grado di tornare così rapidamente ai comportamenti che avevamo prima della crisi. Ecco perché è importante allentare le restrizioni prima possibile e sotto la guida degli esperti sanitari. L'impatto della crisi sulla politica futura resta da vedere, ma si può già dire che Covid-19 ha sostituito per il momento il dibattito sul cambiamento climatico. Anche l'esitazione dell'UE nel limitare la libera circolazione delle persone è giudicata negativamente.

Come prevede che riprenderà a crescere l'economia dopo questo choc esogeno: potremo riprendere semplicemente da dove eravamo rimasti prima della pandemia da coronavirus?

No, il ritmo sarà più lento. Perché continueremo ad avere paura del contagio e perché alcune parti della nostra economia precedente non esisteranno più. Molte piccole aziende troppo giovani per costituire delle riserve o un’ampia clientela non riapriranno. Anche le aziende che già prima della crisi operavano su una base finanziaria debole, le start-up dipendenti dagli investitori e le imprese con una base patrimoniale ridotta avranno molta difficoltà a sopravvivere, figuriamoci ricominciare come prima. A causa del forte crollo economico e delle conseguenti perdite di credito, le banche dovranno adeguare i prestiti e adottare una disciplina più restrittiva.

Alla luce della pandemia da coronavirus, riconosce delle gravi carenze nell'attuale ordine economico e mondiale? Cosa ne pensa delle riduzioni di spesa imposte al sistema sanitario, mentre il mondo della finanza si ostina a danneggiare la propria reputazione elargendo bonus da capogiro e facendo investimenti discutibili?
La globalizzazione ha portato benessere a tutti noi e ha fatto uscire dalla povertà molte centinaia di milioni di persone, e quindi continuerà a esistere. Nel frattempo ci siamo anche emancipati aprendo filiali delle nostre aziende in tutto il mondo e ricevendo forniture di componenti e servizi da diversi paesi. Sebbene negli ultimi mesi ciò abbia portato a carenze nell’approvvigionamento di alcuni prodotti, invertire la tendenza è impossibile. I sistemi sanitari variano da Stato a Stato e sono raramente comparabili. Tuttavia è evidente che i grandi sistemi sanitari statali, come quello del Regno Unito, sono meno flessibili e si adattano meno rapidamente ai grandi cambiamenti. Penso che il nostro sistema funzioni molto bene. Ora che, dopo molti decenni, i sistemi sanitari sono di nuovo sotto pressione, è facile criticarli per varie carenze e per non essersi preparati a una pandemia. Se ci si potesse preparare a una crisi, non ci sarebbe nessuna crisi. Molti di coloro che oggi esprimono delle critiche hanno criticato in passato i premi delle casse malati, ma purtroppo non si può avere l'uno senza l'altro. La debole crescita prevista in futuro comporterà la riduzione dei bonus in molti settori. Il settore finanziario è nel bel mezzo della transizione verso la digitalizzazione e si renderà necessario l’adeguamento delle fasce di retribuzione troppo elevate.

Dopo la correzione del mercato ci troveremo davanti alla correzione del mercato. Quali sono le prospettive dopo la crisi da coronavirus: ci attende una svalutazione della moneta nel migliore dei casi?
È facilmente comprensibile a tutti: quando degli Stati sovraindebitati accumulano in breve tempo debiti ancora maggiori – fino ad ora sono stati promessi ben oltre 10 trilioni di nuovi debiti – il denaro vale meno. Tutto ciò avviene a tasso zero, in altre parole, nessuno avrà interesse a ridurre il debito perché non costa nulla. Se il debito non ha prezzo, quanto vale il denaro? Le persone sono generalmente molto accorte quando si tratta del loro denaro. Non si smetterà di cercare nuovi modi di investimento per sfuggire alla svalutazione o di correre rischi sproporzionatamente elevati, perché ci sarà lo Stato a indicare la strada e se le cose andranno male, ci si rivolgerà ancora allo Stato. Le azioni delle società solide saranno viste in futuro come un sostituto del denaro perché coloro che avranno ancora denaro netto, per mantenerne il valore, dovranno acquistare delle azioni. Quando molti Stati avranno perso la fiducia dei loro popoli nel denaro, le azioni saranno viste come il nuovo denaro. Si avrà più fiducia nell'industria privata finché esisterà e non sarà nazionalizzata. In Svizzera questo ci riguarda meno perché lo Stato non è molto indebitato, ma detenere azioni sarà interessante in virtù dei tassi di interesse negativi.

Intervista: Sacha Ercolani

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