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25.08.2022

Un genio riservato

Il design automobilistico italiano abbonda di grandi firme. Quella di Giovanni Michelotti è finita nel dimenticatoio.
25 agosto 2022

Eppure fa parte degli stilisti europei più prolifici. L’epopea di un genio molto discreto.

Michelotti
La BMW Neue Klasse ha salvato la marca, che rischiava d’esser rilevata da Daimler.

Ci si può legittimamente chiedere se BMW avrebbe riscosso lo stesso successo senza i geniali tratti di matita di Giovanni Michelotti, che diede nascita alla Neue Klasse e, da lì, alla parabola ininterrotta della marca bavarese. Già questo capitolo riassume l’impatto del torinese sul design automobilistico della sua epoca, oggi così lontana. Giovanni Michelotti nacque infatti 101 anni fa e morì prematuramente nel 1980. Tuttavia la sua attività fu molto prolifica. I suoi disegni sono alla base di oltre 1200 autovetture, alcune prodotte in poche unità, altre in centinaia di migliaia di esemplari. Oltre a lavorare con BMW, fu lo stilista esclusivo del marchio Triumph negli anni 1960 e 1970, nonché dell’olandese DAF.

Un’insolita precocità

Nulla predestinava a una simile carriera questo ragazzo sbarcato a 16 anni in pantaloncini corti dallo stilista torinese Farina come apprendista disegnatore. Appena un anno più tardi, il padrone, impressionato dalla sua creatività, lo promuove capostilista quando il posto si libera. Pieno d’iniziativa Giovanni Michelotti si mette in proprio nel 1949 e apre uno studio di design automobilistico. Inizia una storia di successo che vedrà affluire innumerevoli ordinazioni. Ne sono testimonianza i 6000 disegni e le 15 000 foto digitalizzate recentemente dal figlio Edgardo.

Michelotti collaborò intensamente come stilista indipendente con tutti i carrozzieri più famosi, in particolare con Vignale. È anche l’epoca in cui un buon numero di modelli furono realizzati su richiesta in un unico o pochi esemplari su telai Ferrari, Maserati ecc. Pur lavorando quasi sempre nell’anonimato, lo stile di Michelotti plasmò la costruzione automobilistica di massa.
Su impulso del concessionario BMW austriaco Wolfgang Denzel, disegna un prototipo molto innovatore della futura Isetta 700. Denzel lo presenterà ai dirigenti della marca, in difficoltà in quel periodo, che convalideranno il progetto di questa prima BMW a grande diffusione. Nasce così la BMW Neue Klasse e tutti i suoi derivati con i quali il costruttore bavarese raggiungerà la notorietà.

Michelotti
Tratti di matita, ai tempi le carrozzerie erano disegnate a mano. Michelotti ne ha schizzate 6000.

Edgardo Michelotti ci ha confidato che suo padre presentava sempre dei prototipi finiti, già pronti per essere realizzati. Michelotti utilizzò quest’arma segreta durante un incontro al Salone di Ginevra con Harry Webster, direttore tecnico di Triumph. Gli sottopose tre versioni diverse e il contratto fu concluso: tutte le Triumph, come i mitici cabriolet TR4/5 e Spitfire, ebbero quindi l’impronta dello stilista torinese.
Giovanni Michelotti traduceva sapientemente le specificità stilistiche di ogni paese, senza però venir meno al suo desiderio d’eleganza e di sportività delle forme, e questo in un’epoca in cui l’auto non era ancora globalizzata. Tuttavia s’è sempre rifiutato di diventare il responsabile dello stile di una marca, disdegnando tra l’altro un contratto lucroso con General Motors, il cui AD gli dava addirittura carta bianca per fissare il proprio stipendio. Creatore instancabile, il torinese curava molto anche l’ambiente di lavoro. Il figlio rivela che la radio diffondeva musica nell’atelier e che, quando gli impiegati sembravano estenuati, il padrone improvvisava delle partite di hockey con delle gomme. In fondo, l’unico rimpianto di Giovanni Michelotti fu quello d’esser stato escluso dalla concezione della Triumph TR7. Che ebbe un pessimo successo. Mancava infatti la mano del maestro… 

archiviostoricomichelotti.it

Dany Brawand, stilista svizzero

Michelotti
Giovanni Michelotti mentre commenta degli schizzi di automobili con il suo assistente, Dany Brawand (a sinistra).

Giovanni Michelotti passava spesso alla carrozzeria Ghia-Aigle per controllare le sue creazioni. Fu lì che nel 1952 notò Dany Brawand, un diciottenne di Vevey che lavorava come stagista. Sedotto dal suo bel tratto di matita, Michelotti gli propose d’essere il suo primo apprendista nel suo studio di Torino. Il giovane colse immediatamente quest’opportunità e partì per l’Italia, dove lavorò per numerosi anni con il grande patron.
Da semplice assistente, ebbe progressivamente una maggior influenza sulla progettazione di numerose carrozzerie, specialmente delle coupé e dei cabriolet realizzati per conto dell’artigiano Moretti. A seguito di un litigio con Michelotti, Dany Brawand fu licenziato nel 1965, e successivamente diventò direttore stilistico presso Moretti. A lui si deve in particolare la coupé Moretti 850 Sportiva, i cui parafanghi panciuti ricordano la Fiat Dino Spider. Dopo la chiusura della Moretti nel 1989, fu consulente indipendente e collaborò, tra l’altro, alla progettazione della monovolume compatta Fiat Multipla.

Alcune creazioni di Michelotti viste in un’esposizione commemorativa ad Aigle (VD)

Testo: Marc-Olivier Herren
Foto: Olivier Vogelsang, Archivio Storico Michelotti ASM

Loetschberg

Michelotti Ginevra
In occasione del Salone di Ginevra del 1968, Giovanni Michelotti aveva previsto d’esporre una concept car che prefigurava la Triumph Stag. Quando il direttore tecnico della marca britannica, Harry Webster, vide questo prototipo molto simile al modello destinato a essere commercializzato, rifiutò categoricamente che fosse esposto, per paura che questa magnifica coupé potesse ispirare la concorrenza. Unico problema: mancavano solo 3 settimane all’apertura del Salone. E così Webster fece consegnare subito un telaio di TR5 a Torino, lasciando la libertà a Michelotti d’immaginare una vettura inedita su questa base. Nelle poche settimane che rimanevano, l’équipe torinese lavorò assiduamente e creò la Michelotti Ginevra Spider, tuttora in circolazione. Fu una delle rare opere a sfoggiare il nome del maestro. Uomo umile e dal carattere piuttosto riservato, Michelotti non ha d’altronde mai chiesto di far figurare il suo nome sulle sue auto. Il figlio Edgardo precisa che provava fierezza per le sue opere senza però vantarsene. Le sue creazioni parlavano da sole.

Loetschberg

Ghia-Aigle,
l’arte della carrozzeria

Tra le tante collaborazioni intrecciate da Giovanni Michelotti figura la carrozzeria Ghia-Aigle. Come si deduce facilmente dal nome, questa impresa fondata nel 1948 era basata ad Aigle, nello Chablais vodese. L’obiettivo era di costruire delle vetture esclusive destinate al mercato svizzero e d’aggirare così i dazi doganali esorbitanti del dopoguerra. I suoi fondatori avevano negoziato l’ottenimento del marchio Ghia, uno dei più celebri carrozzieri d’Italia, allora in difficoltà. Si aggiunse così il toponimo Aigle per differenziare chiaramente le due aziende. La Ghia-Aigle fece ricorso agli stilisti Mario Boano e Michelotti per disegnare le proprie vetture, spesso prodotte in un solo esemplare. Nacquero così dei modelli sfavillanti, come l’Alfa Romeo 1900 C (foto sopra). Michelotti collaborò con Ghia-Aigle fino al 1957, dopodiché fu sostituito da Pietro Frua. A partire dagli anni 1960, gli ordini di progettazione crollarono e Ghia-Aigle si concentrò su lavori di carrozzeria abituali, prima di chiudere i battenti nel 1988. La sua produzione è stimata a diverse centinaia d’esemplari, tutt’oggi molto ricercati dai collezionisti.

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