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19.01.2021

Mercato auto svizzero 2020 fra luci e ombre

Mentre le immatricolazioni sono crollate sulla scia della pandemia, i veicoli elettrici (EV) sono sempre più richiesti.
19 gennaio 2021

Il 2021 potrebbe essere l’anno della svolta dell’elettromobilità

Il 2020 è stato per molti settori un anno difficilissimo. La crisi connessa al coronavirus si è rapidamente diffusa ai quattro angoli della Terra e ha colpito duramente intere industrie. Non ne è stato risparmiato neanche il mercato svizzero dell’automobile che si è trovato di fronte a sfide enormi. Infatti sull’arco del 2020 sono stati immatricolati appena 236 828 nuovi veicoli in Svizzera e nel Liechtenstein, ovvero 74 638 in meno rispetto al 2019, pari ad una flessione del 24 percento nonostante l’accelerazione registrata in chiusura d’anno. Infatti, ben 29 451 delle nuove immatricolazioni ricadono sul solo mese di dicembre. È quanto si legge in un comunicato dell’Associazione degli importatori svizzeri d’automobili (auto-svizzera). «In termini di crescita il 2020 è un anno perso per il mercato auto in Svizzera», tira le somme Christoph Wolnik, portavoce di auto-svizzera. «Avevamo sperato di poter saldare almeno un mese con un modesto plus». Per il 2021 gli operatori prevedono un leggero recupero delle vendite. Le previsioni circa l’andamento nei prossimi mesi sarebbero peraltro contrastanti, dichiara Wolnik: «In termini complessivi calcoliamo con immatricolazioni nell’ordine di 270 mila unità, a condizione però di riuscire ad arginare rapidamente le conseguenze negative della pandemia da Covid-19».

La Svizzera non è l’unico paese a lamentare un bilancio pesantemente in rosso. Risultati analoghi e addirittura ancor più funesti giungono dall’Europa e dagli Stati Uniti. Fa eccezione la Cina, che costituisce il più grande mercato automobilistico del mondo, dove i volumi sono tornati quasi ai livelli di un anno prima, a dispetto della pandemia.

Modelli con la spina alla carica

 Spiragli di luce provengono dalla forte crescita in controtendenza delle propulsioni alternative. Con una quota
di mercato del 28,2 percento hanno segnato un record e superato del 4,3% l’obiettivo «10/20» di auto-svizzera, secondo cui entro la fine del 2020 una vettura su dieci doveva essere un’elettrica o ibrida plug-in. Tuttavia, per quanto positivo, questo dato non può semplicemente essere proiettato sugli anni a venire, concede auto-svizzera. Un’indagine svolta da gfs.bern mostra però che il potenziale delle auto alternative non è affatto esaurito, confermandone la crescente popolarità: il 62 percento dei residenti in Svizzera si dice propenso ad acquistare una vettura a propulsione innovativa: «È ovvio che non ci arriveremo d’un colpo nel giro di un anno, comunque il trend in atto punta chiaramente in questa direzione», riassume Christoph Wolnik. «D’altronde più dell’85 percento degli intervistati ritiene che le nuove tecnologie motoristiche possano contribuire a risolvere il problema del riscaldamento climatico».

Svolta imminente

Queste cifre trovano riscontro nel barometro dell’elettromobilità pubblicato lo scorso ottobre dal TCS, basato su un campione di 1001 abitanti. Rispetto al 2019 si è ulteriormente allargato il divario fra mobilità tradizionale ed elettrica. Aumenta il numero di coloro che intendono passare ad un veicolo alimentato a corrente. Concretamente, una persona su dieci prevede di acquistare, con buona probabilità, un’auto elettrica nei prossimi tre anni. Un altro 44 percento dichiara di volerlo fare entro 4 anni o più tardi. La maggioranza degli intervistati dà dunque per scontato che in futuro guiderà un veicolo elettrico. Per gli autori dell’indagine ciò significa che la svolta dell’elettromobilità è alle porte. Le principali ragioni per l’acquisto di un EV riguarderebbero sempre la protezione del clima, lo sviluppo sostenibile e la riduzione delle emissioni di CO2.

Luce all’orizzonte

Sono numeri come questi ad infondere fiducia al settore auto nostrano, reduce da un 2020 catastrofico. Il sentimento che domina è l’ottimismo e lo conferma un rilevamento effettuato dall’Unione professionale svizzera dell’automobile (UPSA) fra i decisori del ramo. Oltre il 60 percento prevede che l’anno in corso sarà per la propria azienda «piuttosto migliore» (55,6%) o persino «molto migliore» (5,6%). Alla domanda sulle prospettive per il comparto nel suo insieme, quasi il 67 percento dei responsabili si aspetta addirittura una leggera o pronunciata ripresa. La categoria è quindi fiduciosa, con i pessimisti in netta minoranza.

Testo: Dino Nodari
Foto: Fotolia

Probabilità d’acquisto di un’auto elettrica
«Quanto è probabile che in futuro acquisterà un’auto elettrica proprietà/ leasing)?»
(% abitanti a partire da 18 anni)*

Chasseron
9% Probabilmente avrò un’auto elettrica nei prossimi tre anni.
8% Probabilmente tra quattro anni o più avrò un’auto elettrica.
36% Probabilmente in futuro avrò un’auto elettrica, ma non so ancora quando.
36% Probabilmente non avrò mai un’auto elettrica.
11% Non so / nessuna risposta

*Fonte: Barometro TCS dell’elettromobilità 2020

RITORNO DI FIAMMA PER L'AUTOMOBILE

La pandemia da coronavirus ha modificato le abitudini di mobilità degli svizzeri. Dopo il lockdown imposto nel marzo 2020 l’utilizzo dell’auto privata è aumentato in maniera sproporzionale a svantaggio dei mezzi pubblici. In un comunicato diffuso dall’Unione professionale svizzera dell’automobile (UPSA) si legge che l’usato è andato a ruba, segnando un record di vendite durante l’estate. E ciò non sarebbe dovuto soltanto alle difficoltà di consegna di automobili nuove.
Negli ultimi mesi, i cambiamenti innestati nel traffico sono stati oggetto di numerose analisi. Come emerge da un sondaggio rappresentativo dell’azienda di consulenza Deloitte, in avvenire i trasporti individuali dovrebbero crescere a fronte di un calo dei trasporti pubblici nonché dei servizi privati di trasporto. L’aumento del traffico motorizzato individuale sarà particolarmente pronunciato nella fascia d’età under 30. Analoghe le conclusioni tratte dalla McKinsey: in futuro la scelta del mezzo di trasporto non sarà più dettata soltanto da criteri quali il prezzo e il comfort bensì anche dalla percezione del rischio di contagio.

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