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Intervista Dino Nodari
Foto Olivier Vogelsang
A suo avviso, c’è una tendenza nella mobilità che oggi non viene presa in considerazione sufficientemente?
Jürg Wittwer: Sono in molti, anche tra i grandi gruppi, a darsi da fare per mettere a punto veicoli più piccoli e nettamente più economici. Sebbene attualmente non li vediamo ancora sulle strade, sono convinto che in futuro circoleranno veicoli molto economici a uno o due posti, un mix tra auto e motociclo.
Il TCS è sulle strade da ben 130 anni. Quale ruolo prevede in futuro per il più grande club della mobilità della Svizzera?
Ogni 70 secondi prestiamo aiuto in ogni angolo del mondo. I nostri operatori di soccorso stradale, paramedici, addetti dell’assistenza, giuristi e tanti altri collaboratori del TCS sono impegnati 24 ore su 24, giorno dopo giorno ad aiutare chi viene a trovarsi in difficoltà. Sono convinto che questo aiuto sarà richiesto anche in futuro. Quando succede qualcosa, il TCS è pronto a intervenire. Il lavoro non ci mancherà di certo.
Il TCS è cresciuto negli ultimi anni. Qual è il bilancio del 2025?
Con oltre 34 000 nuovi soci, anche il 2025 è stato un anno molto positivo per il TCS. È come se l’intera città di Friburgo si fosse affiliata al TCS. Ma anche al di là del societariato, abbiamo continuato a evolvere in modo soddisfacente. TCS Camping, TCS Ambulance, TCS Training, TCS Velocorner e anche l’ultima arrivata, TCS Drone, hanno registrato uno sviluppo positivo, così come TCS Home, TCS Home Security e TCS Libretto protezione d’emergenza, tutti prodotti lanciati di recente. Tutto sommato, il 2025 è stato sicuramente un anno proficuo per il TCS.
Fra tutti, di quale risultato è particolarmente orgoglioso?
Il nostro compito principale è aiutare, e quindi siamo felici quando possiamo farlo. In termini numerici, lo scorso anno abbiamo prestato assistenza oltre mezzo milione di volte e ogni lettera di ringraziamento ricevuta è per me la ricompensa più grande.
In quali settori il TCS ha guadagnato quote di mercato e dove siamo sotto pressione?
I maggiori guadagni in termini di quote di mercato provengono sicuramente dal Libretto ETI, dal nuovo Libretto Cyber Protezione e dalla nostra assicurazione bici. Questi successi, però, non devono farci dimenticare la forte concorrenza che dobbiamo affrontare in tutti i settori operativi. Se, nonostante tutto, continuiamo a crescere è merito dell’impegno dei nostri collaboratori, del club centrale come delle sezioni e della fedeltà dei nostri soci.
Attualmente il settore della mobilità è in piena trasformazione. Qual è l’influsso della crescente mobilità elettrica e dei servizi digitali sul modello di business del TCS?
Nel corso della sua lunga storia, il TCS non ha semplicemente assistito agli sviluppi della mobilità, ma ne è sempre anche stato un protagonista, impegnato in prima linea. Questo spirito pionieristico è ancor oggi una nostra caratteristica distintiva. La stessa che ci ha spinto a formare subito i nostri pattugliatori per poter intervenire sulle auto elettriche in panne, a lanciare una carta di ricarica del TCS e altro ancora. Siamo tra i primi anche per quanto riguarda il digitale. Oggi chi ha un guasto può chiamare i soccorsi tramite l’app TCS e tutto avviene in modo digitale fino all’intervento del soccorritore. Tramite la nostra app possiamo anche geolocalizzare chi chiama dall’estero e informarlo in modo proattivo di possibili pericoli, come vulcani o disordini. A tal proposito vorrei tuttavia aggiungere che il TCS è e resterà un’organizzazione di persone per le persone. Chi in una situazione di emergenza preferisce parlare al telefono con qualcuno, può chiamarci 24 ore su 24: sarà una persona in carne ed ossa a rispondere. Forse è fuori moda, ma per noi del TCS è la scelta giusta.
A proposito di guida autonoma, quali conseguenze prevede che questa avrà per il soccorso stradale e il TCS in generale?
La guida autonoma è una tecnologia che è vent’anni in anticipo sui tempi. Ci vorrà ancora un po’ di tempo prima che ci facciamo portare da un veicolo autonomo sul prato dell’Open Air o che questo percorra la strada sterrata che porta alla nostra casa di vacanza in campagna. È pur vero che già oggi circolano migliaia di robotaxi e navette autonome, soprattutto in Cina e negli USA. Presto ce ne saranno anche in Svizzera. E noi del TCS partecipiamo a tale sviluppo, sostenendo tra l’altro il progetto «AmiGo» di AutoPostale. La pista del nostro centro Derendingen è appena stata mappata digitalmente perché possa essere utilizzata per i test sui taxi autonomi.
Il TCS è anche il più grande operatore privato nei trasporti sanitari e di emergenza. Quali obiettivi persegue il TCS in questo settore?
Negli ultimi anni siamo cresciuti notevolmente nel settore delle ambulanze e, ad oggi, TCS Ambulance conta 400 dipendenti. Il TCS effettuava trasporti sanitari già negli anni dell’anteguerra dello scorso millennio, quindi, in questo senso, si tratta piuttosto di un ritorno alle origini. In caso di emergenza siamo sempre in loco per prestare aiuto. Continueremo sicuramente a svilupparci in questo settore, con o senza ulteriori acquisizioni.
Negli ultimi anni il TCS si è fortemente diversificato. Tale strategia ha dato i suoi frutti?
Circa il 20 per cento del nostro fatturato di 460 milioni di franchi proviene da prodotti o prestazioni che fino ad alcuni anni fa non esistevano. È un dato significativo e importante per il nostro futuro. Quando il mondo cambia, cambiamo anche noi. Detto ciò, ogni nostro passo di diversificazione può essere ricondotto a due motivazioni: aiutare in caso di emergenza e rafforzare il nostro societariato. Le nostre attività sono molto più coerenti di quanto possano apparire a prima vista.
In che modo l’intelligenza artificiale sta già trasformando le attività quotidiane del TCS e quale ruolo avrà nel prossimo futuro?L’intelligenza artificiale si sta sviluppando a una velocità inaudita. Non ci siamo ancora ripresi dallo stupore che è già uscita un’altra novità, persino più incredibile della precedente. Al TCS lavoriamo già intensamente con l’IA: dalle traduzioni allo sviluppo di algoritmi complessi per il nostro marketing digitale. Abbiamo anche fatto dei test con l’intelligenza artificiale al telefono ma, come ho detto poc’anzi, sono ancora piuttosto scettico sul fatto che sia la strada giusta. Quale TCS vogliamo rimanere umani, cioè un’organizzazione di persone vere per le persone vere.
Adesso i droni del TCS possono trasportare carichi fino a quaranta chilogrammi sopra le zone abitate. Perché ritiene che la mobilità verticale acquisterà sempre più importanza?Si parla molto di veicoli autonomi, ma spesso si dimentica che la mobilità autonoma è già una realtà nel settore dell’aviazione. Oggi i grandi aerei di linea sono in grado di decollare e atterrare autonomamente. E lo scorso anno la Cina ha rilasciato la prima licenza al mondo per un servizio commerciale di taxi volanti con droni. I droni sono più sicuri, più economici e più ecologici degli elicotteri, ecco perché noi del TCS puntiamo con decisione su questa tecnologia. Anche qui la strada è ancora lunga, ma i cicli di innovazione si velocizzano.
Qual è stata la decisione aziendale più difficile che ha dovuto prendere in veste di direttore generale del TCS?
Le decisioni più difficili sono sempre quelle che hanno un impatto diretto sulla vita delle persone, per cui sono state probabilmente quelle prese nella fase iniziale della pandemia. All’epoca non si sapeva ancora bene quanto fosse pericoloso il Covid-19, ma era comunque necessario garantire il funzionamento del TCS. In generale, però, per me quel che conta non è tanto la decisione, ma quello che se ne fa.
Lei è direttore generale del TCS da dieci anni. Dove vede il club fra altri dieci anni?
Nell’arco dell’ultimo decennio siamo cresciuti di circa 200 000 soci. Mi auguro che nei prossimi dieci anni il TCS possa acquisire 300 000 nuovi soci e che supereremo la soglia dei due milioni!
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