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Filtri antiparticolato

I filtri antiparticolato sulle automobili diesel e a benzina permettono di ridurre le emissioni nocive, un bilancio attuale.

A che punto siamo in materia di filtri antiparticolato per le automobili diesel?
L'inasprimento delle norme sulle emissioni di gas di scarico ha portato a una significativa riduzione delle emissioni inquinanti negli ultimi anni. I limiti per le emissioni di particolato (PM) dei motori diesel sono stati ridotti da 50 mg/km (Euro 3) nei primi anni 2000 a 4,5 mg/km (da Euro 6b nel 2015). Questo rappresenta una riduzione del 91%. Allo stesso modo, un limite sul numero effettivo di particelle (PN) è stato introdotto nel settembre 2011. Questa riduzione è stata resa possibile dal miglioramento dei filtri per il particolato e dall'ulteriore sviluppo dei sistemi di iniezione ad alta pressione (common rail). Gli ultimi modelli diesel dei regolamenti sulle emissioni Euro 6d-Temp e Euro 6d-ISC-FCM sono anche significativamente inferiori ai limiti esistenti di PM e PN ancora una volta.

Qual è oggi la percentuale di veicoli equipaggiati di filtri antiparticolato in Svizzera?
L’introduzione della norma Euro 5 nel settembre 2009 ha di fatto reso obbligatori i filtri. Nel 2018, il 78,3% degli 1,4 milioni di autoveicoli a gasolio immatricolati erano dotati di un filtro. Se si considera che le auto recenti percorrono mediamente più chilometri di quelle vecchie, si può stimare che la quota filtrata ammonti all’88,6%. Le proiezioni dimostrano che la loro incidenza salirà al 96% entro il 2025 e che dal 2030 non sarà più percorso nemmeno un chilometro da veicoli sprovvisti di filtro.

Cosa si può dire dell’efficacia e della longevità dei filtri in presenza di chilometraggi elevati?
I filtri antiparticolato si rivelano molto efficaci e grazie alle fasi di rigenerazione innestate regolarmente (circa ogni 600–1000 km), è garantito un trattamento efficace degli agenti inquinanti, anche con chilometraggi elevati. Misurazioni delle particelle fatte dal TCS su auto che avevano percorso oltre 150 000 km hanno dimostrato che i filtri funzionavano ancora impeccabilmente. Le concentrazioni di polveri fini erano comparabili a quelle delle auto nuove e anch’esse inferiori ai valori misurati nell’atmosfera.

E le auto a benzina?
Tutti i veicoli a combustione emettono polveri fini, ma in proporzioni diverse. Variano principalmente a seconda del tipo di motore. Così il motore diesel produce un gran numero di particelle di fuliggine, ma consuma ed emette meno CO2. Al fine di migliorare questi valori nei motori a benzina, i costruttori hanno applicato lo stesso modo di funzionamento con iniezione diretta del carburante. Ciò ha provocato un aumento importante delle particelle fini emesse. Per questa ragione alcuni fabbricanti equipaggiano taluni loro modelli a benzina con filtri antiparticolato. Tuttavia, i filtri del particolato nei motori a benzina raggiungono più rapidamente la temperatura dei gas di scarico necessaria per la postcombustione. I problemi dovuti al blocco della fuliggine non sono noti finora.

Funzionamento dei filtri antiparticolato per automobili diesel

Funzionamento dei filtri antiparticolato per automobili diesel

I gas di scarico raggiungono il filtro ❶, quindi passano in piccoli canali ❷ e sono diretti verso le pareti porose ❸ prima dell’uscita ❹. Le particelle rimangono intrappolate nei canali. Sensori di pressione avviano la rigenerazione quando il filtro è saturo. Le particelle sono bruci-ate a circa 600 gradi e trasformate in diossido
di carbonio.  

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