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20.03.2024

Attraversare l’Elba in 3 giorni

La Grande Traversata Elbana permette di osservare l’eccezionale varietà dell’isola nel cuore del Mediterraneo.
20 marzo 2024

La dorsale è percorribile in tre giorni, con parecchi metri di dislivello da superare.

Elba
Michele Cervellino conosce ogni metro dell’itinerario.

Sul Monte Capanne, fa freddo, la nebbia avvolge le rocce di granito e un vento gelido soffia sulla cima. Quasi 900 metri più in basso, poco prima di Pomonte, è di nuovo tempo di maglietta a maniche corte. Le ginestre sono in fiore, le farfalle svolazzano in cerca di nettare e l’atmosfera è euforica. La terza ed ultima tappa della Grande Traversata Elbana (GTE) sta per concludersi. Sugli ultimi metri ripercorro con la mente l’avvincente cammino compiuto.
Iniziamo dalla Spiaggia di Cavo, nell’estremità nord-est dell’isola, in direzione ovest. La tentazione di un bagno è forte, ma il sole primaverile non è ancora abbastanza caldo e il mare è freddo. Alle spalle della località di Cavo, il sentiero si snoda sotto gli alberi e dopo poco meno di mezz’ora di salita ci attende una sorpresa: la tomba della famiglia Tonietti, alta quindici metri. Un mausoleo imponente, seppur vuoto, che si erge solitario nel bosco sgretolandosi lentamente. Torniamo sul sentiero segnato rosso-bianco-rosso e Michele Cervellino ci spiega uno dei tanti cartelli informativi che illustrano i luoghi d’interesse lungo la GTE. Il percorso gli sta molto a cuore ed è lui il responsabile della segnaletica per conto dell’Ente Parco Nazionale. Perdersi all’Elba è quasi impossibile grazie a Michele.

Nella macchia mediterranea

Elba
Discesa in sicurezza nel tratto roccioso verso Porto Azzurro.

Immerso nella caratteristica macchia mediterranea dell’isola, fatta di corbezzoli, lecci e brughiere, il sentiero si inerpica oltre il Monte Lentisco verso il Monte Grosso. In primavera le escursioni all’Elba sono particolarmente attraenti non solo per le temperature gradevoli, ma anche per la vegetazione in fiore. L’aria profuma di rosmarino, lavanda, salvia e timo. Dalla vetta vediamo Portoferraio ai nostri piedi. Nelle giornate limpide in lontananza è possibile riconoscere la Corsica. Ma, non ci fermiamo in quanto abbiamo ancora parecchia strada da fare fino a Porto Azzurro. Dopo una ripida discesa, il sentiero prosegue lungo il crinale con a destra la baia di Portoferraio, e a sinistra il borgo montano di Rio nell’Elba. Il sentiero prosegue e sul crinale della Cima del Monte appaiono le rovine del Castello di Volterraio, la più antica fortezza dell’Isola d’Elba. C’è sempre qualcosa da scoprire, pini spazzati dal vento o formazioni rocciose create dall’erosione. Poco prima di Monte Castello lasciamo la GTE e deviamo sul sentiero n. 205 in direzione di Porto Azzurro. Questo tratto è parzialmente assicurato con catene e corde fisse a causa del rischio di caduta. La discesa è ripida. Passiamo davanti alla romantica chiesa della Madonna di Monserrato e poco dopo raggiungiamo il fondovalle. Porto Azzurro è a pochi passi.

Campeggio libero vietato

Elba
Il profumo della lavanda e di altre piante accompagna gli escursionisti.

Poiché lungo la GTE non ci sono capanne o rifugi è necessario scendere verso i centri abitati per pernottare e risalire il giorno successivo. Il campeggio e il bivacco libero è formalmente vietato nel Parco Nazionale attraverso il quale si snoda gran parte dell’itinerario. Dal canto nostro ci siamo allestiti la nostra «base» in un bungalow presso il campeggio Valle Santa Maria a Lacona. Da qui è possibile prendere un taxi per raggiungere i punti di partenza.
Il secondo giorno saliamo sopra il villaggio di Porto Azzurro per affrontare la seconda tappa. Dopo una breve salita, scendiamo lungo un sentiero sterrato fino a Casa Marchetti e poi intorno a Monte Orello fino all’unica fonte d’acqua dell’intera GTE, la Fonte Schiumoli. Attraverso un fitto bosco si raggiunge Colle Reciso. I ruderi degli antichi mulini di Poggio del Mulino a vento sono l’ideale per una pausa pranzo. Il percorso è un po’ monotono e sale dolcemente nel bosco fino ai piedi del Monte San Martino. Il sentiero eroso dall’acqua che scende al Colle di Procchio richiede concentrazione, passo sicuro e buon equilibrio. Ormai è diventato caldo e il sole primaverile infuoca i fianchi del Monte Castello. Gli ultimi chilometri della seconda tappa, verso Colle Reciso e poi fino a Sant’Ilario in Campo, prosciugano le nostre ultime energie. Ci vuole una pausa. Entriamo in un piccolo bar ed ordiniamo un gelato, più che meritato, che mangiamo con gran gusto nel giardino.

Ambiente spettrale fascinoso

Elba
Tempo inclemente. Al punto più alto del percorso sotto il Monte Capanne facciamo una pausa.

La terza tappa è particolarmente panoramica e inizia con l’ascesa al Monte Perone. Da Sant’Ilario in Campo il sentiero costeggiato da ginestre supera un dislivello di oltre 400 metri. Una fitta nebbia avvolge la pineta sulla cresta della vetta e un Maestrale fresco soffia da nord-
ovest. Sembra quasi di essere nelle Prealpi. Il sentiero si snoda lungo la cresta, con bizzarre formazioni rocciose che spuntano via via dalla nebbia, come se fossero dei giganti che fanno la guardia. Dopo aver attraversato un campo di pietrisco, segue l’ascesa al punto più alto dell’intero percorso. Situato a 839 metri, il passo si trova proprio sotto il Monte Capanne. Da qui segue la lunga discesa sul percorso sud fino all’arrivo a Pomonte. Di tanto in tanto la nebbia si alza e si vede il mare scintillare in lontananza. A questo punto si incontrano delle tipiche strutture elbane: i caprili, capanne in pietra a forma di igloo per la produzione casearia e recinti in pietra per la mungitura delle capre. Il granito è onnipresente, dalle scogliere in lisci lastroni alle imponenti colonne abbandonate. Infatti già i romani lo conoscevano, lo estraevano e lo utilizzavano per la costruzione di templi e ville. Poco prima di Pomonte, il sentiero attraversa numerosi terrazzamenti, che vengono gradualmente recuperati per la coltivazione di ortaggi. Dopo quasi 60 km e 25 ore di marcia giungiamo al termine della Grande Traversata Elbana. Un trekking entusiasmante che ci ha avvicinato all’isola in tutta la sua bellezza, con incredibili vedute sul mare, borghi pittoreschi, tratti costieri, promontori e creste che si alternano, tra paesaggi aspri e dolci. Per finire una curiosità. Ci avevano raccontato che il trail runner elbano Giovanni Zorn ha completato lo stesso tracciato nel tempo record di 5 h 37. Un aggiornamento doveroso: nel frattempo l’exploit è stato battuto da Matteo Anselmi (4 h 50).

Reportage: Felix Maurhofer
Cartina Keystone

Altre destinazioni escursionistiche

Tappe GTE

1: Cavo–Monte Grosso–Strega–Monte Capannello–Le Panche–Porto Azzurro; 21 km, 1200 m di dislivello (salita e discesa), tempo 8h30

2: Porto Azzurro–Colle Reciso–Colle di Procchio–Sant’Ilario in Campo; 24 km, 890 m dislivello salita/770 discesa, tempo 8 h

3: Sant’Ilario in Campo–Monte Perone–Monte Cenno–Monte Orlano–Pomonte; 13 km, 803 m salita/965 discesa,tempo 7 h 30

Jersey

Da sapere

Come arrivare
In auto o in treno fino a Piombino, poi in traghetto fino a Portoferraio.In alta stagione i traghetti devono essere prenotati. Gli aeroporti più vicini sono Pisa o Firenze. Da lì, poi prendere il treno per Piombino.

Equipaggiamento
Buone scarpe da trekking, zaino (30 litri), giacca antipioggia e antivento, vestiti di ricambio, protezione solare (occhiali, cappellino, crema).
Per orientarsi: app «Avenza Maps»
e download gratuito della mappa «Isola d’Elba – Carta ufficiale del Parco – 4LAND 2022».
Chiamata di emergenza: 112

Dove dormire
Case mobili o appartamenti al campeggio Valle Santa Maria, vsmaria.it

Dove mangiare
A Capoliveri: losteria-dei-quattro-rioni.business.site;
a Campo nell’Elba: diecilire.it;
a Marina di Campo: cantinaelbana.it

visitelba.com

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