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Una cavalcata lunga 95'000 chilometri: l’appassionante storia di Davide Biga

18 agosto 2020
Giro del mondo in moto

In questa edizione vogliamo raccontarvi la grande avventura di Davide Biga, che nel 2011, all’età di 36 anni, ha deciso di coronare il sogno di una vita: prendere la sua moto e fare il giro del mondo. I numeri sono da capogiro: 95'000 chililometri percorsi in un anno in 4 continenti e 31 nazioni. Un viaggio durante il quale Davide ha conosciuto persone straordinarie provenienti dai luoghi più remoti. Come in ogni storia che si rispetti, per il motociclista di origini piemontesi, non è sempre stato tutto rose e fiori. Lungo il suo tortuoso percorso ha infatti affrontato numerose insidie, come una rovinosa caduta che gli ha causato la rottura di uno scafoide e che lo ha portato, in un primo momento, a pensare di gettare la spugna. Questa esperienza gli ha cambiato la vita; oggi Davide Biga vive in Cile, dove ha aperto un’agenzia che organizza viaggi in moto in tutto il Sudamerica. Lo abbiamo intervistato per farvi scoprire le emozioni che ha vissuto da Capo Nord fino all’Ushuaia.

Nel 2011 ha realizzato il suo sogno, quello di fare il giro del mondo in sella a una moto. Quando ha deciso di intraprendere questa avventura così ambiziosa?

Ho sempre nutrito interesse per storie di viaggi e di esperienze nel mondo, negli anni ho letto molti libri in merito e la mia ambizione è continuata a crescere di giorno in giorno. Ero sicuro che un giorno lo avrei fatto, l’unico cruccio era che sarebbe stato molto difficile realizzare questo sogno. Ciò che mi ha fatto scattare la scintilla è stato quando alcuni miei amici si sono avventurati in moto nel deserto, al loro rientro ho visto le foto e mi sono detto: «Devo partire anche io!». Da lì a un anno ho pianificato l’itinerario, ho cercato sponsor che mi supportassero in questa avventura e il 15 maggio 2011 sono ufficialmente partito. Mi sono dato un termine: un anno di tempo per realizzare l’impresa.

Qual è stato il suo itinerario e come si è organizzato per trascorrere le notti anche in relazione al clima non sempre mite?
Sapevo che per realizzare il giro del mondo in un anno sarebbe stato necessario studiare un percorso che mi portasse da Est a Ovest e che seguisse la stagionalità estiva per evitare di trovarmi in Paesi come la Siberia, l’Alaska o la Patagonia in condizioni meteo proibitive per potervi transitare in moto. Nonostante la pianificazione dell’itinerario, ricordo il freddo in tenda alla mia seconda notte in Norvegia, come anche la pioggia e la neve che mi hanno obbligato a soggiornare la successiva notte in un hotel per mettere ad asciugare tutti i miei bagagli. Dopo quell’esperienza ho stabilito che avrei trascorso, di tanto in tanto, qualche notte in motel o in un ostello al fine di asciugare e lavare i vestiti.

Si dice che chi viaggia da solo impara a conoscere se stesso. Che emozioni ha provato durante questo lungo viaggio lontano dai suoi cari? Ha mai avuto timore o paura in alcuni luoghi o situazioni?
Questa esperienza mi ha sicuramente cambiato in positivo. Viaggiare ti arricchisce e ti porta anche a vivere situazioni non pianificate e al di fuori della tua zona di comfort, per questo motivo è necessario essere forti e lucidi di testa perché l’unica persona sulla quale puoi contare sei tu. È importante essere sempre flessibili e non cadere nel vortice della negatività quando qualcosa non va come previsto. Lungo il mio percorso ho provato emozioni contrastanti, il viaggio fino al Giappone è andato liscio e l’ho vissuto tutto di un fiato con molta adrenalina. Ci sono anche stati alcuni episodi, come l’incontro con alcuni banditi in Siberia, duranti i quali ho provato paura, ma tutto si è sempre risolto per il meglio.

Ha visitato 31 nazioni, quali sono quelle che l’anno colpita maggiormente e che dunque consiglierebbe di visitare?
Non ci sono mete che non consiglierei perché ogni luogo ha i suoi aspetti positivi, l’unico suggerimento - ma solo per questioni di sicurezza - è di evitare alcune parti della Russia e della Siberia in particolare se si viaggia da soli. Ogni inconveniente può risultare difficile da risolvere per via della lingua, nei paesini poche persone parlano in inglese e questo può portare a esperienze negative. Consiglio invece di visitare gli Stati Uniti, in particolare il Centro America - preferibilmente informandosi prima, perché anche lì può risultare pericoloso se non si conoscono bene le zone - ma più di tutto, e non lo dico perché ci vivo, consiglio il Sud America. Gli spazi, la natura, l’atmosfera e le persone rendono questo luogo unico.

Lungo il percorso ha anche avuto alcuni imprevisti, come ad esempio un infortunio al polso in seguito a una caduta. Dove si trovava e cosa ha deciso in quella situazione?
Mi sono rotto lo scafoide mentre mi trovavo in Bolivia. Guidavo e c’era il sole basso, mi sono accorto troppo tardi di due buche su una strada non asfaltata, la moto è saltata ed è atterrata male, ho perso il controllo e mi sono capovolto sbattendo violentemente la testa. Quando mi sono rialzato in piedi avevo la polvere negli occhi, ho visto i bagagli per terra sparpagliati e la moto danneggiata, d’istinto ho cercato di tirarla su ed è in quel momento che, provando molto dolore, mi sono reso conto di essermi infortunato alla mano e di aver fatto un clamoroso errore di guida. Avevo il morale a terra, ho aspettato sperando che qualcuno passasse su quella strada per chiedere aiuto, nel frattempo ho pregato e pianto, finché un ragazzo a bordo di un motorino mi ha notato e mi ha dato una mano a sistemarla, almeno per poter ripartire. I 15 successivi giorni – motociclisticamente parlando - sono stati i più brutti della mia vita, provavo molta sofferenza alla guida ed ero psicologicamente afflitto, la moto era tutta storta e vedevo il mio sogno sfumare a tre quarti dall’arrivo. Stringendo i denti non ho abbandonato il piano e ho proseguito il mio viaggio. È stata dura.

L’aneddoto che ricorda con maggiore piacere? Qual è stato invece il momento più difficile?
Prima di partire per questa lunga avventura, il mio principale obiettivo era quello di divertirmi guidando la moto in giro per il mondo, dando finalmente libero sfogo alla mia passione. In realtà - e non me lo sarei mai aspettato – la cosa più bella di questo fantastico viaggio, oltre alle emozioni provate sulle due ruote, sono infatti gli incontri che ho avuto con le persone lungo il mio cammino. Viaggiando da solo, in tenda e sacco a pelo, entri facilmente a contatto con la popolazione locale, le persone sono curiose e quando ti vedono arrivare, con la moto e le valigie, ti vengono a parlare, ti chiedono da dove arrivi e ti fanno domande di ogni tipo. È stato incredibilmente appagante conoscere gente di differenti culture. Ho riscontrato un forte senso di ammirazione, di ospitalità e curiosità su cosa ci fosse dall’altra parte del mondo e anche un certo senso di orgoglio da parte loro nel volermi trasmettere il più possibile della propria cultura, del proprio Paese.
L’esperienza più scioccante, quella durante la quale ho pensato «ora è finita», l’ho vissuta mentre mi trovavo in Messico. Mentre cercavo la via più veloce per andare in direzione del mare, sono accidentalmente finito in una zona controllato dai narcos con le armi puntate contro. Pensavo che scene di quel tipo esistessero solo nei film, mai mi sarei aspettato di esserne il protagonista. Dopo aver spiegato a stento le ragioni che mi avevano portato lì, i narcos hanno abbassato i fucili, chiedendomi da dove provenissi. Dopo aver controllato il mio passaporto, tutto si è fortunatamente risolto in una battuta: «Sei italiano?» «Milan, Gattuso, mafia!» con tanto di pacca sulla spalla.

Ripeterebbe o consiglierebbe quest’esperienza a un altro motociclista?
Se mi avessero fatto questa domanda subito dopo il viaggio avrei risposto di sì, sarei ripartito all’istante. A mente fredda, rileggendo il mio diario di bordo, avrei invece risposto di no. Ripartirei per un giro così importante solo in compagnia di 1, 2 o 3 amici, una bella carta di credito e meno bagagli sulla moto. Consiglio di fare questa esperienza solo a chi ha davvero questo sogno perché essere lontano per così tanto tempo, prendere dei rischi solo per sfizio o solamente per poterlo raccontare in giro credo non ti permetta di vivere serenamente un viaggio così impegnativo. L’ultima cosa alla quale ho pensato quando sono partito era quella di scrivere un libro. La pubblicazione è nata a posteriori, sulla base degli appunti che tenevo nel mio diario di bordo giorno per giorno.

Nel 2018 ha deciso di trasferirsi in Cile e dedicarsi a tempo pieno alla sua passione. Com’è nata questa idea?
Un altro mio sogno nel cassetto era quello di lavorare un giorno promuovendo il turismo in moto. Non avrei però mai pensato di aprire la mia agenzia specializzata in Cile. Grazie a questo viaggio ho passato 3 o 4 mesi in questo luogo, sia per l’infortunio alla mano sia in attesa di ricevere notizie dell’arrivo del container della mia moto in Africa. In quell’arco di tempo ho legato molto con le persone del posto, ho avuto più tempo per scoprire la zona e questo mi ha definitivamente convinto: «Il Cile è il posto più bello del mondo per un viaggio in moto!».


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