Tessera di socio
TCS Mastercard
Fattura

Ora vi trovate in questo campo:
Scegliere la sezione
Argovia
Appenzello AR
Basilea
Berna
Bienne-Seeland
Friborgo
Ginevra
Giura - Giura bernese
Giura neocastellano
Glarona
Grigioni
Neuchâtel
San Gallo - AI
Sciaffusa
Soletta
Svitto
Ticino
Turgovia
Uri
Vallese
Vaud
Waldstätte
Zugo
Zurigo
 

Gianluca Gotto, il nomade digitale

02 luglio 2020
8 meraviglie in Ticino

L’estate è ormai cominciata e con essa anche la voglia di fare le valigie e partire per una vacanza fuori porta o, per i più avventurosi, per un lungo viaggio. La storia che vi stiamo per raccontare ricorda la trama di un film hollywoodiano ma è l’esperienza di vita di Gianluca Gotto, un ragazzo che nel 2011 ha deciso di uscire dalla propria zona di comfort per seguire una passione, un’intuizione, la propria voce interiore. Oggi più che mai, con l’avvento della pandemia, molti di noi si sono trovati a fronteggiare una nuova situazione, quella del «lavoro da remoto». Gianluca Gotto nel 2015 ha fatto di questo, oltre che un lavoro, la propria missione di vita. Scrittore e autore del blog «Mangia Vivi Viaggia» ci racconta ora, dalla Thailandia, una realtà ancora poco conosciuta, quella del «nomade digitale».


Molti di noi si sono trovati a sperimentare per la prima volta il lavoro da remoto in concomitanza della pandemia. Non sorprende dunque, che la figura del «nomade digitale» sia ancora poco conosciuta. Come la definirebbe?

Un nomade digitale è una persona che sfrutta la possibilità di lavorare in remoto per vivere per lunghi periodi (o a tempo indeterminato) in viaggio. Non è tanto una scelta professionale, quanto una scelta di vita: si sceglie di avere meno punti fermi per poter godere di una maggiore libertà rispetto a chi ha un lavoro tradizionale ed è vincolato a un ufficio e a certi orari. Un nomade digitale, infatti, può fare del suo ufficio qualsiasi punto del mondo dove ci sia una connessione a internet e il suo computer. La maggior parte dei nomadi digitali è composta da freelance, ma ci sono anche imprenditori digitali e in minor misura dipendenti di aziende che concedono il lavoro in remoto a tempo pieno (in Italia è una vera rarità). Io ho lavorato per diversi anni come articolista per siti web e grazie a questo lavoro molto flessibile ho potuto vivere in giro per l’Asia. Oggi continuo a farlo però mi occupo principalmente del mio blog e di scrivere i miei libri. Attualmente mi trovo sull’isola di Koh Chang, in Thailandia. Sono qui da tre mesi e ho sempre continuato a lavorare, proprio grazie alla natura del mio lavoro in remoto.

Dal 2015 lavora completamente da remoto da ogni parte del mondo. Di che cosa si occupava prima e quando è stato il momento durante il quale si è detto «lascio tutto e parto»?

A vent’anni ho lasciato l’Università e mi sono trasferito in Australia, dove ho lavorato come cameriere, operaio e commesso. Poi sono tornato in Italia, ho svolto un corso di panificazione e ho iniziato a lavorare in panetteria, di notte, con l’intenzione di tornare in Australia e ottenere la residenza permanente. Alla fine però, io e la mia compagna Claudia abbiamo deciso di andare a Vancouver per fare un’esperienza diversa prima di tornare in Australia. Lì è cambiato tutto: lavoravo di notte in una fabbrica di prodotti da forno e ho capito che non volevo dedicare tutte quelle ore, ogni singolo giorno, a fare qualcosa che non mi appassionava, solo per poter ottenere un visto sul passaporto o uno stipendio elevato ma che non sarei riuscito a godermi. Complice un problema famigliare che ci ha costretti a tornare in fretta e furia in Italia, mi sono messo in testa di trovare un lavoro che mi permettesse di essere libero di gestire il mio tempo e di vivere viaggiando. Era il 2014 quando ho pubblicato il mio primo articolo non retribuito, dopo un anno è arrivato il primo articolo retribuito e pochi mesi dopo ero a Bangkok, pronto a iniziare la mia nuova vita da nomade digitale.

Qual è la sua missione?

Mostrare a quante più persone possibili che le alternative allo stile di vita più comune non solo esistono, ma sono anche tante e straordinarie. Troppe persone, specialmente in Italia, sentono sbagliate, fuori posto, diverse. Parlo di giovani e meno giovani che sono intrappolati in vite che non amano ma che non pensano di poter cambiare perché credono che farlo sia impossibile, o richieda una grande quantità di denaro. Il mio obiettivo è dimostrare, attraverso il mio esempio di vita, i miei libri e le storie che racconto sul mio blog, che cambiare è sempre possibile, per chiunque. Per farlo, però, è necessario mettere piede fuori dalla propria comfort zone, perché solo così si capisce che è veramente possibile.

Sui social network ha un grande seguito, i suoi racconti di viaggio contano 100'000 follower su Instagram e quasi 350'000 su Facebook. Ma, oltre ai grandi numeri, è riuscito a instaurare un forte legame con le persone che la leggono. Si aspettava questo successo?


Quando io e Claudia abbiamo lanciato il blog eravamo convinti che sarebbe diventato un punto di riferimento per pochi, per coloro che di essere “normali e infelici” non ne avevano più alcuna voglia, per i viaggiatori, i sognatori e le anime libere. Invece oggi il blog è letto da milioni di persone, i nostri libri sono stati letti da più di trentamila persone in un anno e mezzo e ogni giorno riceviamo centinaia di messaggi. Questo significa che in Italia c’è un desiderio forte e molto più diffuso di quanto si immagini nel voler cambiare direzione, tanto a livello personale, quanto a livello collettivo. Forse sempre più persone si stanno rendendo conto che la vita è molto più di lavorare per pagare bollette, che non siamo qui per vivere in attesa delle cinque del pomeriggio, del sabato sera, delle ferie in agosto e della pensione. Quello che cerco di trasmettere è semplice: la vita è qui e ora.

Quanto è cambiato il suo modo di vedere le cose da quella mattina a 20 anni durante la quale ha deciso di partire «destinazione mondo»?

È cambiato moltissimo, al punto che a stento riconosco il ragazzo che, pallido, insicuro e celato da mille maschere e filtri, lasciava per sempre la camera in cui aveva trascorso l’adolescenza. Vivere all’estero mi ha reso un uomo adulto, mi ha insegnato la necessità e l’importanza di assumermi le mie responsabilità e comportarmi in modo da potermi guardare allo specchio ed essere fiero della persona che ci vedo. Viaggiare per il mondo mi ha dato più di quanto potessi anche solo immaginare. Ha distrutto i miei pregiudizi e mi ha spalancato gli occhi sotto così tanti punti di vista che non saprei nemmeno da dove iniziare. Non a caso, ho dovuto scrivere un libro di quasi 400 pagine (“Le coordinate della felicità”) per raccontare questa evoluzione. Forse la lezione più importante che ho appreso è questa: per essere felice hai bisogno di molto meno di quello che pensi.

La sua vita in viaggio rispecchia il sogno di molte persone. Che consiglio darebbe a chi vorrebbe vivere viaggiando ma ha paura di fare il primo passo?

Non sovrastimare il peso di un eventuale fallimento. Siamo molto più resistenti e resilienti di quello che crediamo, non a caso i fallimenti sono immancabili in qualsiasi storia di successo e realizzazione personale. E poi fallire che cosa significa se non aver provato a migliorare la propria situazione? A chi vive di rimorsi dico sempre che non deve essere troppo severo: voleva solo essere felice e questo è quanto di più umano ci sia. Meno paura del fallimento, più paura dei rimpianti: arrivare alla fine dei propri giorni pensando con rammarico a tutto quello che si sarebbe potuto fare e non si è fatto è una prospettiva che dovrebbe farci molta più paura di quella di cambiare completamente strada, anche a cinquanta o sessant’anni.

Come si vede tra 10 anni?

Non penso al futuro più dello stretto necessario. Non sono un buddhista, ma il Buddhismo (che ho scoperto proprio qui, in Thailandia) mi ha insegnato che il passato non torna e non poteva essere nient’altro, altrimenti lo sarebbe stato, mentre il futuro non è altro che un’ipotesi, il prodotto della nostra immaginazione. Non so dove sarò tra dieci anni, ma so che se ogni giorno mi impegno a fare del mio meglio, nel privato e nel lavoro, tra dieci anni sarò un uomo felice come lo sono ora.







Punto di contatto Rivera
TCS Sezione Ticino
Via alla Chiesa 10
6802 Rivera
Telefono +41 91 935 91 35
Fax +41 91 935 91 20
Condividere
durckenE-MailFacebookTwitter
Newsletter
Reti sociali
Rivista Touring
Apps
Nuovi prodotti & giubilei
 
La preghiamo di pazientare un momento.
Il Suo ordine è in fase di elaborazione.