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800 chilometri a piedi per aiutare il Ticino

«Due amici, 800 chilometri, quattro enti, un obiettivo». Queste le premesse del viaggio di Patrick Bizzozero e Mirko Cotti Piccinelli, due ragazzi 24enni nati e cresciuti a Gravesano, che dal 1 luglio al 2 agosto 2021, hanno percorso a piedi il tragitto Como-Napoli per «aiutare il Ticino» . Attraverso i loro profili social network, in particolare su Instagram, hanno condiviso quotidianamente foto e video di questa esperienza, tenendo informati i numerosi amici, curiosi e sostenitori con il loro diario di bordo virtuale. Un progetto nato con il fine di supportare quattro associazioni e fondazioni locali, sostenuto e promosso anche dalla nostra Sezione. In questa intervista, Patrick e Mirko, ci hanno raccontato com’è andata e che cosa si portano dietro di questa avventura dai fini benefici.

29 ottobre 2021
TCS Rivera
Mirko e Patrick con tenda, zaino e sacca TCS

Com’è nata l’idea del vostro progetto «In viaggio per aiutare il Ticino»?
L’idea di intraprendere un lungo viaggio l’avevamo nel cassetto da almeno un paio d’anni, tempo che nel frattempo abbiamo sfruttato per dedicarci a una passione comune, il trekking in montagna. A causa dei numerosi impegni scolastici e professionali di entrambi, ci trovavamo spesso solo a fantasticare di un’ipotetica partenza. Abbiamo quindi pensato, visto anche l’esiguo seguito della pagina Instagram di Mirko, «Ticino tour», di organizzare un’iniziativa che potesse in un qualche modo essere utile in ambito sociale. Questo è stato lo spirito che ha contraddistinto il nostro viaggio, e che ci ha dato la giusta motivazione per partire e superare anche le difficoltà, soprattutto nelle prime fasi. Sapere che ogni giorno molte persone donavano e ci seguivano sui social network, ci caricava e allo stesso tempo ci ricordava che avremmo dovuto rispettare gli impegni presi.

Quali enti avete sostenuto con questa iniziativa?
Attraverso le donazioni ricevute, abbiamo sostenuto quattro enti sul territorio: l’Associazione Helianto, l’Associazione Via di Fuga, l’Associazione Aletheia e la Fondazione Francesco. In totale abbiamo donato CHF 2'600.-, CHF 650.- ciascuno.

Come vi siete organizzati per affrontare il viaggio?
Abbiamo definito un piano di massima, contenente il tragitto e le tappe da raggiungere quotidianamente. Il nostro obiettivo era quello di riuscire a percorrere circa 40-50 chilometri al giorno, distanza che ci avrebbe permesso di arrivare a Napoli nei tempi predefiniti.
Per capire il materiale di cui avremmo avuto bisogno per affrontare il viaggio, ci siamo guardati alcuni video su YouTube, creato una lista e acquistato ciò che mancava. Per affrontare le notti vivevamo un po’ alla giornata, dormivamo in tenda oppure nei bed and breakfast. In entrambi i casi, non sempre era facile trovare un posto, soprattutto senza riservazione nel fine settimana.

Vi siete dati un mese per andare da Como a Napoli, siete riusciti ad arrivare come da vostro programma?
Siamo riusciti addirittura ad arrivare in anticipo, ci abbiamo messo 26 giorni invece di 30. Alcune deviazioni ci hanno consentito di risparmiare del tempo, così come alcuni passaggi in autostop per superare tratte stradali che a piedi non erano consentite. Alla fine abbiamo persino sfiorato i 900 chilometri sulle nostre gambe, rispetto agli 800 da programma.

Nel vostro diario di bordo avete mostrato che non sempre tutto è stato «rose e fiori». Quali difficoltà avete incontrato lungo il cammino?
È vero, ma ciò che rende un’avventura tale è anche questo! Abbiamo incontrato diverse difficoltà lungo il nostro cammino, fin dall’inizio. Al termine della prima giornata Mirko ha accusato forti dolori ai piedi, le sue fiacche hanno fatto vacillare il nostro programma dopo un solo giorno. Fortunatamente grazie ad apposite bende e alla sua resistenza al dolore, siamo riusciti a proseguire dritti verso l’obiettivo. Ci alzavamo sempre molto presto per evitare di camminare sotto al cocente sole estivo, ma nonostante ciò, dopo circa 4-5 ore, le temperature si alzavano e ci vedevamo costretti, per ragioni fisiologiche, a proseguire più lentamente e con più pause. Dobbiamo ammetterlo, non è stato facile, così come non lo è stato marciare con il maltempo. Anche affrontare molte ore insieme a un’altra persona può risultare difficoltoso, e noi non abbiamo fatto eccezione. Non abbiamo mai veramente litigato, ma ci è capitato più volte di ripeterci vicendevolmente frasi come: «non mi parlare, ora lasciami in pace e proseguiamo». Inoltre, durante i primi giorni, ci siamo accorti che camminavamo a un ritmo differente, e adattarsi l’uno al passo dell’altro, risultava difficile. Le abbiamo provate tutte, addirittura in alcuni casi ci trovavamo a camminare in solitaria, dandoci appuntamenti in punti specifici, come nei pressi di incroci e bivi. Siamo arrivati a comprendere che quella strategia era fisicamente e mentalmente insostenibile, e arrivati a decidere di proseguire insieme e senza fretta, perché in fondo non si trattava di una gara ma di un’avventura.

Che cosa vi portate dietro di questa esperienza?
È stata un’incredibile esperienza di vita e crescita personale. Ci ha dato una bella boccata d’ossigeno e aiutato a spezzare la routine, soprattutto durante un periodo pesante come quello pandemico. Abbiamo conosciuto tantissime persone e visitato luoghi che altrimenti non avremmo mai avuto occasione di vedere. Ci siamo resi conto di quanto sia bello parlare con le persone, farlo ascoltandole con interesse e non per circostanza. Ad esempio, molte volte durante il viaggio, fermavamo i passanti per fare loro delle domande, curiosi di tutto ciò che avremmo potuto apprendere o cogliere dai loro racconti. È stato bello vedere i volti stupiti delle persone quando scoprivano che stavamo camminando da Como a Napoli a piedi, sostenendo anche una buona causa. Alcuni ci dicevano che siamo matti, altri si complimentavano, ma ne scaturiva sempre qualche discussione in un qualche modo arricchente.
Quest’esperienza ci ha fatto crescere, entrambi ci sentiamo più consapevoli, anche in relazione al modo con il quale si affrontano i problemi. Da quando siamo tornati, anche qui da noi in Ticino, ci capita di raccontarci a vicenda di aver parlato con qualche sconosciuto di proposito. Spesso si tende a frequentare il solito locale o il solito ristretto gruppo di conoscenti, chiudendo di fatto alcune opportunità fuori dalla porta.

C’è qualche aneddoto che volete condividere con noi?
Un giorno, mentre stavamo facendo una breve pausa nei pressi di Latina, nel Lazio, notammo un signore sulla cinquantina che ci guardava con aria quasi divertita. Dopo essersi avvicinato, ci chiese cosa stessimo facendo da quelle parti e se fossimo in viaggio. Poco dopo, quelli con l’espressione stupita in volto eravamo noi. Ci raccontò di quando da giovane partì per l’Australia con lo zaino in spalla, senza conoscere l’inglese e nemmeno una persona oltreoceano. Ci disse anche, che quel viaggio lo cambiò, e che se fosse stato 10 o 20 anni più giovane, sarebbe partito volentieri con noi. Abbiamo inoltre riscontrato, durante le brevi tratte superate in autostop, che le persone al volante avevano molto spesso alle spalle storie di viaggio simili alla nostra.

Quale suggerimento dareste a chi volesse intraprendere un viaggio come il vostro?
Il nostro suggerimento è quello di invertire per una volta il paradigma della vacanza: godersi il viaggio tanto quanto la meta. Sembra una frase ad effetto, ma non lo è affatto. Spiegare a parole le emozioni che abbiamo vissuto sarebbe impossibile, per questa ragione vi suggeriamo di provare, vedrete che non ve ne pentirete. Questo non significa che dobbiate organizzare un viaggio a piedi, per un mese e in luoghi remoti, ma semplicemente di partire senza troppi programmi, alla ricerca della sana avventura.

Rifarete un’esperienza simile in futuro?
Impegni permettendo, in futuro ci piacerebbe percorrere il celebre Cammino di Santiago di Compostela. Chiaramente la sfida, oltre che fisica, sarà quella di riuscire a incastrare nuovamente gli impegni di entrambi. Il piacere dell’avventura, ci teniamo a ribadirlo, si può riscoprire anche nei luoghi vicino a casa, con brevi uscite nella natura. Cogliamo l’occasione per ringraziare tutte le persone che hanno voluto sostenere il nostro viaggio, aiutando anche i più bisognosi. Chi volesse ripercorrere la nostra esperienza, può farlo visitando la pagina Instagram «ilnostro_tour».

Punto di contatto Rivera
TCS Sezione Ticino
Via alla Chiesa 10
6802 Rivera
Telefono +41 91 935 91 35
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